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Chi non può sottoporsi a chirurgia estetica? 9 situazioni in cui un chirurgo plastico dice “no”

Hekim, masanın karşısında oturan kadın hastaya açıklama yapıyor

Ogni settimana qualcuno esce dal nostro studio senza una data per l’intervento. Non significa che abbia avuto una brutta visita. Il più delle volte è il contrario: la cosa più preziosa che si è portato a casa quel giorno è stata un “no”, oppure un “non ancora”. In chirurgia estetica, metà di un buon risultato si costruisce in sala operatoria. L’altra metà si costruisce nello studio, quando si decide a chi non fare quale intervento.

Questo articolo spiega quando un chirurgo plastico rifiuta o rinvia un intervento, perché lo fa e che cosa significa di solito, nella pratica, un “no”. È il tipo di testo che vorremmo fosse letto da chiunque pensi a un intervento, prima ancora di prendere appuntamento.

Prima la domanda di fondo: perché un chirurgo non opera chiunque lo chieda?

Vista da fuori la logica sembra semplice: il paziente lo vuole, paga, e il chirurgo lo sa fare. Perché no? Perché la chirurgia estetica non è una chirurgia che cura una malattia. Si mette sul tavolo operatorio una persona sana perché stia meglio con sé stessa. Questo non riduce la responsabilità, la aumenta. In un intervento di cui nessuno ha bisogno, il rapporto tra rischio e beneficio deve pendere senza discussione dalla parte del beneficio.

Tre cose rompono questo equilibrio. La prima è la sicurezza: l’intervento o l’anestesia comportano, in quel paziente, un rischio superiore alla norma. La seconda è la qualità del risultato: l’intervento è tecnicamente fattibile ma su quel corpo non darà un buon risultato. La terza è l’aspettativa: il risultato che il paziente ha in mente non coincide con quello che la chirurgia può offrire. Ognuna delle nove situazioni qui sotto rientra in una o più di queste tre categorie.

Non fare un intervento che so fare è, a volte, il miglior intervento che posso fare.Una frase che diciamo spesso in studio

1

Se il vostro peso è ancora in movimento

Tutti gli interventi di rimodellamento del corpo, cioè liposuzione, addominoplastica, lifting di braccia e cosce, si pianificano su un corpo stabile. Fate un’addominoplastica a chi sta ancora dimagrendo e ogni cinque chili persi dopo torneranno sotto forma di nuovo rilassamento. Fate una liposuzione a chi sta ancora ingrassando e il grasso tolto si deposita altrove nel giro di pochi mesi.

C’è poi una dimensione di sicurezza. Quando l’indice di massa corporea supera trenta, deiscenze della ferita, infezioni, trombi e complicanze anestesiologiche aumentano in modo evidente. Sopra trentacinque non eseguiamo la maggior parte degli interventi estetici; tra trenta e trentacinque decidiamo caso per caso e di solito consigliamo prima qualche mese di gestione del peso. Qui la risposta non è quasi mai “no”. È “facciamo prima questo, e poi quell’intervento lo faremo molto meglio”.

Piedi con calzini su una bilancia pesapersone
Gli interventi di rimodellamento si pianificano su un corpo vicino al peso obiettivo e stabile da almeno sei mesi. Un peso in movimento aumenta il rischio e accorcia la durata del risultato.
2

Se fumate e non avete intenzione di smettere

La nicotina restringe i piccoli vasi che nutrono la pelle. Negli interventi in cui la pelle viene scollata su un’area ampia, come lifting del viso, addominoplastica e mastopessi, quei vasi sono già sotto sforzo; aggiungete la nicotina e la pelle non riceve abbastanza sangue, i margini della ferita possono aprirsi e, nel peggiore dei casi, si può perdere un lembo di pelle. È una delle complicanze più dolorose che vediamo in chirurgia estetica, e si verifica quasi esclusivamente nei fumatori.

Per questo la nostra regola è netta: nessun prodotto a base di nicotina, sigarette, sigarette elettroniche e cerotti compresi, per almeno quattro settimane prima e quattro dopo l’intervento. “Ne fumo solo due o tre al giorno” non cambia la regola; anche una sola sigaretta restringe i vasi per ore. A chi non accetta di smettere non eseguiamo interventi che richiedono lo scollamento della pelle. In procedure come la liposuzione, che incidono meno sulla circolazione cutanea, siamo un po’ più flessibili, ma anche lì il fumo allunga la guarigione.

Mozzicone spento e cenere su un tavolo
La nicotina restringe i vasi che nutrono la pelle. Ogni prodotto a base di nicotina va sospeso almeno quattro settimane prima e dopo qualsiasi intervento che comporti lo scollamento della pelle.
3

Se avete una malattia non sotto controllo

Il diabete in sé non è un ostacolo; il diabete non controllato lo è. Se l’emoglobina glicata, che riflette la media glicemica di tre mesi, è sopra sette, chiediamo prima un riequilibrio con l’internista, per l’effetto sulla guarigione delle ferite e sul rischio di infezione. Lo stesso vale per la pressione: in una paziente che assume la terapia in modo irregolare e con valori oscillanti, il rischio di sanguinamento aumenta.

Anche le patologie tiroidee, i disturbi della coagulazione, le malattie autoimmuni non controllate, gli eventi cardiaci recenti e alcuni farmaci psichiatrici cambiano il piano. Nulla di tutto questo significa “non potrete mai operarvi”. Significa: prima le vostre analisi e il via libera dello specialista competente, poi l’intervento. Gli esami del sangue che chiediamo prima dell’intervento non sono una formalità; non sono poche le pazienti a cui abbiamo rinviato la data per un solo valore di quegli esami.

Provette di sangue con tappi colorati in un portaprovette da laboratorio
Gli esami preoperatori non sono una formalità. La media glicemica, i valori della coagulazione e i test tiroidei determinano se l’intervento può essere eseguito in sicurezza.
4

Se siete incinta, allattate o progettate un figlio a breve

In gravidanza non si esegue alcun intervento estetico; non serve nemmeno dirlo. La parte meno nota è il dopo. Finito l’allattamento, aspettiamo almeno sei mesi che il tessuto mammario si assesti; altrimenti il seno che pianifichiamo è un seno completamente diverso sei mesi dopo. Per l’addominoplastica vogliamo che sia passato almeno un anno dal parto e che non siano previste altre gravidanze, perché una nuova gravidanza riapre i muscoli addominali riparati.

Che cosa diciamo alla paziente che ci dice “penso a un altro figlio, ma tra due o tre anni”? Onestamente, questo: rimandate l’addominoplastica a dopo quel figlio, ma per il seno o il viso non c’è bisogno di aspettare. Non ogni intervento ha lo stesso rapporto con la gravidanza; per questo la risposta cambia a seconda dell’operazione.

5

Se l’età non è adatta

In Turchia non si eseguono interventi estetici sotto i diciotto anni, salvo motivi medici come una malformazione evidente. Oltre al limite legale c’è una ragione biologica: nella maggior parte delle donne lo sviluppo del seno continua fino ai primi vent’anni; una protesi inserita a diciotto anni può trovarsi, a ventidue, in un seno diverso. Per questo con le pazienti tra i diciotto e i ventun anni parliamo più a lungo e a volte suggeriamo di aspettare uno o due anni.

All’altro estremo il limite non è l’età anagrafica ma lo stato di salute. Un lifting del viso in una settantenne attiva e senza malattie è più sicuro che in una sessantenne con una cardiopatia non controllata. Qui decidono la valutazione anestesiologica e la salute generale, non la carta d’identità.

6

Se la vostra aspettativa non corrisponde al vostro corpo

Alla paziente che arriva con una foto sul telefono diciamo sempre la stessa cosa: “La persona in quella foto ha larghezza delle spalle, altezza, gabbia toracica e pelle diverse dalle vostre. Anche mettendo la stessa protesi, il risultato non sarebbe lo stesso.” Non è un rifiuto, è una traduzione. Cerchiamo di tradurre ciò che piace alla paziente nella versione più vicina possibile per la sua anatomia.

A volte questa traduzione non è possibile. Una protesi molto grande su un torace stretto, una liposuzione aggressiva su una pelle sottilissima, una mastopessi senza cicatrici su un seno molto cadente: richieste del genere non si possono soddisfare anatomicamente. In quel caso spieghiamo ciò che si può fare, con le sue cicatrici e i suoi limiti. Se la paziente lo accetta, procediamo; se dice “lo voglio comunque come nella foto”, non operiamo. Perché sappiamo già che alla fine di quell’intervento non sarà contenta.

Donna che si guarda preoccupata nello specchio del bagno
Quando aspettativa e anatomia non coincidono, il compito del chirurgo è spiegare ciò che è possibile, limiti compresi. Un intervento fatto su un’aspettativa irrealistica non rende felice la paziente, per quanto tecnicamente impeccabile.
7

Se l’intervento lo vuole qualcun altro, non voi

Una delle domande che facciamo in visita è: “Da quanto tempo pensate a questo intervento, e come siete arrivate alla decisione?” Se la risposta è “lo vuole mio marito”, “mia madre insiste” oppure “le mie amiche l’hanno fatto”, ci fermiamo a parlarne. Se la persona il cui corpo sta per essere modificato in modo permanente non lo vuole lei stessa, non riuscirà a convivere serenamente con quel cambiamento, per quanto buono sia il risultato.

Negli ultimi anni si sono aggiunti i social media. Le aspettative formate su foto con i filtri non stanno dentro i limiti di un viso o di un corpo veri. Per capire se una paziente viene di sua volontà, a volte chiediamo un secondo colloquio, a volte parliamo da sole, senza accompagnatori. Non si tratta di interrogare la paziente; si tratta di lasciare fuori dalla stanza chiunque cerchi di decidere al posto suo.

8

Se pensiamo ci sia un problema di immagine corporea

È il punto più delicato dell’articolo. Alcune pazienti vengono per un difetto che nessun altro vede: un’asimmetria millimetrica, una linea studiata per ore allo specchio, un naso già operato tre volte e ancora “non sistemato”. In quello che chiamiamo disturbo da dismorfismo corporeo, il problema non è nel corpo ma nel modo in cui il corpo viene percepito, e la chirurgia non lo corregge. Al contrario, ogni intervento diventa l’inizio della ricerca di un nuovo difetto.

Quando lo riconosciamo non operiamo; proponiamo, con delicatezza ma con chiarezza, una valutazione psichiatrica. Non è una conversazione facile; alcune pazienti non vogliono sentirlo e vanno da un altro medico. Lo diciamo comunque, perché tenere il bisturi lontano da quella paziente è l’unica cosa giusta che possiamo fare. Richieste ripetute di ritocchi, lamentele costanti sui chirurghi precedenti e una felicità postoperatoria che dura qualche settimana e poi si spegne sono i segnali che ci fanno riflettere.

9

Se il momento è sbagliato

La paziente è adatta, l’intervento è adatto, ma il momento no. Alle pazienti che arrivano subito dopo un divorzio, la perdita di una persona cara, un cambio di lavoro o una grande decisione di vita, suggeriamo di rinviare l’intervento di qualche mese. Le decisioni prese nel pieno di un grande sconvolgimento emotivo possono apparire diverse una volta passato lo sconvolgimento. L’intervento è permanente; le emozioni no.

Ci sono anche problemi pratici di calendario. Non facciamo un lifting a una paziente che si sposa tra due settimane, perché arriverebbe al matrimonio con i lividi. Un’addominoplastica non è adatta a chi tra un mese parte per il mare, perché sole e mare rovinano la guarigione delle cicatrici. In questi casi non diciamo “no”; diciamo “tornate tra tre mesi e lo facciamo allora”.

Che cosa significa davvero “no”?

Se guardate con attenzione le nove situazioni sopra, noterete che quasi nessuna contiene un “mai” definitivo. Il più delle volte “no” significa una di tre cose.

La prima è “non adesso”: peso, fumo, valori degli esami, allattamento e calendario si possono correggere. Consegniamo alla paziente un elenco scritto di condizioni. Quando la media glicemica scende sotto sette, quando il fumo è sospeso da sei settimane, quando il peso è stabile da tre mesi, ci rivediamo. La maggior parte di queste pazienti torna qualche mese dopo e viene operata in condizioni molto più sicure.

La seconda è “non questo, ma quello”: l’intervento richiesto non è adatto, ma esiste un’altra opzione. Liposuzione per chi chiedeva l’addominoplastica, mastopessi per chi chiedeva le protesi, un metodo non chirurgico per chi chiedeva la chirurgia. Una parte consistente delle nostre visite si conclude con un piano diverso dall’intervento per cui la paziente era venuta.

La terza è il vero “no”: i casi in cui l’aspettativa non può essere soddisfatta, c’è un problema di immagine corporea o la decisione non appartiene alla paziente. Sono pochi, ma sono i più importanti. Non operare queste pazienti è la parte più difficile e più necessaria del mestiere.

Chirurgo plastico che esamina il viso di una paziente sulla poltrona da visita
La visita è il luogo in cui si decide se l’intervento si farà. Una buona visita a volte non finisce con una data operatoria, ma con un periodo di attesa o con un piano diverso.

Chiedetevelo prima della visita

Se potete rispondere “sì” con serenità a tutte le domande seguenti, con ogni probabilità uscirete dalla visita con una data per l’intervento. Se vi bloccate su qualcuna, venite lo stesso; parlarne insieme è esattamente il compito della visita.

  • Il mio peso è stabile da almeno sei mesi ed è vicino al mio obiettivo.
  • Non fumo, oppure sono pronta a smettere un mese prima dell’intervento.
  • Le mie malattie croniche sono sotto controllo e prendo i farmaci con regolarità.
  • Non ho progetti di gravidanza nei prossimi uno o due anni e ho terminato l’allattamento da almeno sei mesi.
  • Penso a questo intervento da almeno sei mesi e la decisione è mia.
  • Ciò che voglio cambiare del mio corpo lo vedono anche gli altri e so descriverlo.
  • Nei prossimi tre mesi non ci sono matrimoni, vacanze o grandi cambiamenti di vita.
  • Sono pronta ad ascoltare e accettare i limiti e le cicatrici dell’intervento.

Un’ultima parola: un chirurgo che dice “no” non è una cattiva notizia

Che un chirurgo vi dica “non facciamo questo intervento” o “è ancora presto” non è la risposta che la maggior parte delle pazienti si aspetta. Ma quando la sentite, pensate a questo: il medico davanti a voi ha scelto di proteggervi invece di vendervi un intervento. Trovare un posto che fa tutto a tutti non è difficile; difficile è trovare qualcuno che vi dica quando, e che cosa, non va fatto. Uscire dalla visita a mani vuote è a volte molto meglio che uscire dalla sala operatoria con un brutto risultato.

Stabiliamo insieme ciò che fa per voi

Inviate le vostre fotografie o venite in visita. Nella fase decisionale, una valutazione onesta conta quanto l’intervento stesso.

Contattateci per una valutazione preliminare

Domande frequenti

Qual è il limite di indice di massa corporea per la chirurgia estetica?

Nelle pazienti con indice di massa corporea sotto trenta la maggior parte degli interventi estetici può essere eseguita in sicurezza. Tra trenta e trentacinque si decide caso per caso e di solito si consiglia prima una gestione del peso. Sopra trentacinque gli interventi di rimodellamento vengono per lo più rinviati per il rischio di complicanze.

Quanto tempo prima dell’intervento bisogna smettere di fumare?

Negli interventi che richiedono lo scollamento della pelle, cioè lifting del viso, addominoplastica e mastopessi, non va usato alcun prodotto a base di nicotina, sigarette, sigarette elettroniche e cerotti compresi, per almeno quattro settimane prima e quattro dopo l’intervento. Anche poche sigarette al giorno restringono i vasi e compromettono la guarigione.

Quanto tempo dopo il parto e l’allattamento ci si può operare?

Gli interventi al seno si pianificano almeno sei mesi dopo la fine dell’allattamento, l’addominoplastica almeno un anno dopo il parto e solo se non sono previste altre gravidanze. Per gli interventi al viso, finito l’allattamento, di norma non serve un’attesa aggiuntiva.

Le persone con diabete possono operarsi?

Sì, se il diabete è sotto controllo. L’emoglobina glicata, che riflette la media glicemica di tre mesi, deve essere sotto sette. Nel diabete non controllato la guarigione è ritardata e il rischio di infezione aumenta; in quel caso si procede prima a un riequilibrio con l’internista.

Che cosa devo fare se un chirurgo rifiuta di operarmi?

Chiedete prima il motivo. La maggior parte dei rifiuti significa in realtà “non adesso” oppure “non questo, ma quello”, e dipende da una condizione correggibile. Se il motivo riguarda l’aspettativa o l’immagine corporea, prendere sul serio quella valutazione è più saggio che cercare un altro posto disposto a fare lo stesso intervento. Un secondo parere è sempre un vostro diritto, ma se anche il secondo parere dà la stessa risposta, è un segnale.

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