
È la seconda domanda che sentiamo più spesso in visita: “Rimarrà la cicatrice?” La prima è il prezzo; la terza, quando si potrà tornare al lavoro. La risposta è più netta di quanto chiunque vorrebbe: sì, ogni incisione lascia una cicatrice. Ovunque la lama attraversi la pelle, il corpo produce un tessuto di riparazione, e quel tessuto non è mai una copia esatta della pelle circostante. La vera domanda non è se resterà una cicatrice, ma dove sarà, quanto si vedrà e che cosa proverete guardandola tra un anno.
Questo articolo spiega dove viene pianificata esattamente l’incisione negli interventi più frequenti, come addominoplastica, chirurgia del seno, liposuzione e lifting del viso, come cambia una cicatrice dal primo giorno al diciottesimo mese e quali cure funzionano davvero. E perché la frase “chirurgia senza cicatrici” di un dépliant è fuorviante.
In questo articolo
- Perché la cicatrice è inevitabile e che cosa significa “buona cicatrice”
- Dove viene nascosta l’incisione in cinque interventi comuni
- Il calendario di diciotto mesi di una cicatrice che matura
- Silicone, sole, massaggio, cerotti: che cosa ha prove a sostegno e che cosa no
- La differenza tra cattiva cicatrice, cicatrice ipertrofica e cheloide
- Le domande più frequenti sulle cicatrici
Che cos’è una cicatrice e perché non scompare mai del tutto
Quando la pelle viene tagliata, il corpo fa due cose insieme: chiude l’apertura e rinforza la zona. Lo fa tessendo rapidamente una proteina fibrosa, il collagene, e lo tesse in modo disordinato. Nella pelle sana il collagene corre in tutte le direzioni come un intreccio di vimini; nel tessuto cicatriziale le fibre si allineano in parallelo. Per questo una cicatrice appare lucida, leggermente dura e diversa dalla pelle intorno. Ghiandole sudoripare, follicoli piliferi e cellule del pigmento non si riformano lì; al sole la cicatrice resta più chiara o più scura di ciò che la circonda.
Nessun chirurgo, dunque, può dirvi onestamente “non resterà cicatrice”. Quello che può dire è questo: la nasconderò sotto la linea dell’intimo, la metterò parallela alle pieghe naturali della pelle, la chiuderò in modo da togliere tensione ai margini e, dopo un anno, dovrete cercarla. In chirurgia estetica è esattamente questo il significato di “buona cicatrice”: una linea sottile, piatta, pallida, che resta sotto i vestiti.

La cicatrice è la firma dell’intervento. Non si può cancellare, ma si può renderla illeggibile.Una frase che ripetiamo spesso in visita
Cinque interventi frequenti, cinque piani di cicatrice diversi
Ogni intervento ha la sua logica di cicatrice. Qui sotto, così come la disegniamo alle pazienti in visita.
Addominoplastica: lunga, ma bassa
L’addominoplastica lascia la cicatrice più lunga della chirurgia estetica, e va detto subito. L’incisione corre da un’anca all’altra, appena sopra la piega del pube. La lunghezza dipende dalla quantità di pelle in eccesso, di solito tra trenta e quarantacinque centimetri. L’abilità non sta nel farla corta, ma nel tenerla bassa. Prima dell’intervento chiediamo alla paziente di indossare lo slip del bikini o l’intimo che usa più spesso e tracciamo la linea lungo il suo bordo. Una cicatrice di addominoplastica ben pianificata in spiaggia, con il costume, non si vede.
La seconda cicatrice è intorno all’ombelico. Mentre la pelle viene tirata verso il basso, l’ombelico resta al suo posto e viene fatto uscire da una nuova apertura. Poiché questa cicatrice sta dentro l’incavo, dopo un anno la maggior parte delle pazienti non la nota più. Nella mini addominoplastica l’ombelico non viene toccato e la cicatrice inferiore è più corta, ma il metodo è adatto solo a chi ha l’eccesso concentrato sotto l’ombelico.
Chirurgia del seno: piccola, nascosta o ad ancora
Nella mastoplastica additiva la cicatrice è un’unica linea di due centimetri e mezzo fino a cinque, in uno di tre punti: il solco sotto il seno, il bordo dell’areola o l’ascella. Scegliamo più spesso il solco sottomammario; una volta assestata, la cicatrice si perde nella sua ombra ed è da lì che l’accesso alla protesi è più controllato. La cicatrice al bordo dell’areola si nasconde nel confine di colore, ma comporta piccoli rischi aggiuntivi per allattamento e sensibilità.
Nella mastopessi e nella riduzione cambia tutto. Poiché si asporta pelle in eccesso, la cicatrice circonda il capezzolo e quasi sempre scende con una linea verticale. Nelle riduzioni importanti si aggiunge una linea orizzontale nel solco sotto il seno; nasce la cicatrice a “T rovesciata” o ad “ancora”. Queste cicatrici sbiadiscono nettamente nell’arco dell’anno, ma il reggiseno non copre la parte verticale. Voler sollevare un seno cadente solo con una protesi, per evitare questa cicatrice, è un errore frequente; il risultato è di solito un seno più grande che continua a cadere.
Liposuzione: pochi millimetri, ma più di uno
La liposuzione è l’intervento più innocuo in fatto di cicatrici. I fori d’ingresso della cannula misurano tre-cinque millimetri e si nascondono dentro l’ombelico, nella piega inguinale, lungo la linea dell’anca o nell’ascella. Per una zona servono in genere da due a quattro punti d’ingresso. Dopo un anno non si distinguono da un piccolo segno di acne. La vera “cicatrice” della liposuzione, però, non è sulla pelle ma sotto: il grasso aspirato in modo irregolare può lasciare una superficie ondulata. Quando ci chiedono delle cicatrici, spieghiamo che conta la superficie, non i fori.
Lifting del viso: una linea nascosta tra capelli e orecchio
La cicatrice del lifting parte dall’attaccatura dei capelli alla tempia, segue la piega naturale davanti all’orecchio, gira sotto il lobo, prosegue dietro l’orecchio e si perde nei capelli della nuca. La lunghezza totale può arrivare a quindici centimetri, ma la parte seguibile a occhio nudo sono i pochi centimetri davanti all’orecchio. In un lifting ben eseguito, anche con i capelli raccolti la cicatrice va cercata. Un lobo tirato verso il basso, il cosiddetto “orecchio da folletto”, è il biglietto da visita degli interventi in cui la tensione è stata distribuita male, e con una buona pianificazione non dovrebbe comparire.
Lifting di braccia e cosce: dire con onestà ciò che si vede
Nel lifting delle braccia la cicatrice corre sulla faccia interna del braccio, dall’ascella verso il gomito. In quello delle cosce sta nella piega inguinale o scende lungo l’interno coscia. Sono le cicatrici più visibili della chirurgia estetica, e bisogna dirlo senza addolcire. Le pazienti chiedono questi interventi perché vivere con la pelle che pende è per loro più difficile che vivere con una cicatrice; fanno cioè uno scambio. La domanda che poniamo in visita è questa: “Con le maniche corte, la disturba di più una linea sull’interno del braccio, o la pelle che oscilla quando lo alza?” Se la risposta è chiara, lo è anche l’intervento.
La storia di una cicatrice in diciotto mesi
Una cicatrice non finisce sul tavolo operatorio; lì comincia. L’errore più frequente delle pazienti è guardare la cicatrice al secondo o terzo mese e spaventarsi. È il periodo in cui appare peggio, ed è normale.

Le prime due settimane sono il periodo di chiusura della ferita. La cicatrice è sottile, rosa e piatta; i punti si riassorbono da soli o vengono tolti dopo una settimana. In questo periodo c’è una sola cosa da fare: tenere l’incisione asciutta e coperta dai cerotti, non grattare, non tirare. Molte pazienti in quella settimana commentano quanto sia “bella” la cicatrice; ricordiamo fin dall’inizio che questa gioia è temporanea.
Dalla terza settimana al terzo mese arriva la fase intensa della maturazione. La produzione di collagene accelera; la cicatrice diventa rossa, si ispessisce, può prudere e al tatto è dura. Un lieve dolore alla pressione a fine giornata è normale. Il gel o le lamine di silicone si iniziano proprio in questa finestra, perché è la fase in cui è più facile impedire alla cicatrice di sollevarsi.
Tra i tre e i sei mesi il rossore si ritira lentamente e lo spessore comincia a calare. Dopo il sesto mese la cicatrice si avvicina al colore della pelle vicina, si ammorbidisce e diventa una linea sottile. La maturazione completa richiede un anno, in alcune zone diciotto mesi. Per questo si giudica se una cicatrice è buona o cattiva al primo anno, non al terzo mese. E se serve una correzione, anche quella aspetta fino ad allora.
Cura della cicatrice: che cosa funziona e che cosa no
In questo campo il mercato è molto avanti rispetto alle prove. Sullo scaffale ci sono decine di “cancella-cicatrici”; quelli di cui è davvero dimostrata l’efficacia sono pochi. I quattro punti qui sotto sono ciò che usiamo e consigliamo.

Cerotti e controllo della tensione vengono per primi. La causa principale dell’allargamento di una cicatrice è la tensione che separa i suoi due margini. Un cerotto di carta tenuto sull’incisione per le prime sei-otto settimane riduce quella trazione. Nell’addominoplastica e nella riduzione del seno ci teniamo in modo particolare. Il cerotto può bagnarsi sotto la doccia; quando cade da solo, se ne applica uno nuovo.

Gel e lamine di silicone sono il metodo con l’efficacia meglio dimostrata nella cura delle cicatrici. Come agiscano non è del tutto chiaro; si ritiene che rallentino la produzione di collagene creando sulla cicatrice un ambiente umido e occlusivo. Si iniziano dopo la rimozione dei punti e la chiusura completa della ferita, in strato sottile due volte al giorno o come lamina per la notte. La durata minima è di tre mesi, portata a sei nelle cicatrici che tendono a sollevarsi. Non serve spendere molto: basta un gel semplice il cui principio attivo sia il silicone.

La protezione solare è il passaggio che la maggior parte delle pazienti sottovaluta e quello che cambia di più il risultato. Nel tessuto cicatriziale recente le cellule del pigmento sono disordinate; esposta al sole, la cicatrice può scurirsi in modo permanente e non schiarirsi più. Per tutto il primo anno la cicatrice non deve vedere il sole e, se lo vede, va coperta con un fattore di almeno cinquanta. Alle pazienti operate d’estate consigliamo di fare il bagno con la cicatrice coperta da un cerotto; le lampade abbronzanti sono del tutto vietate per quell’anno.

Il massaggio inizia quando la ferita è completamente chiusa, in genere dalla terza settimana. Con una crema idratante si preme sulla cicatrice con il polpastrello a pressione media e si fanno movimenti circolari; cinque minuti due volte al giorno bastano. Le prove che il massaggio schiarisca il colore sono deboli; è invece chiaro che ammorbidisce il tessuto sottostante, riduce le aderenze e abitua la paziente a toccare la cicatrice. Quest’ultimo punto non va sottovalutato: chi ha timore della propria cicatrice ne trascura anche la cura.
E la vitamina E, gli oli vegetali e le “creme per cicatrici”? Non ci sono prove che la vitamina E migliori le cicatrici; in alcuni studi ha anzi irritato la pelle. Le creme con estratto di cipolla hanno un effetto limitato e discusso. Questi prodotti non fanno male, ma non devono sostituire il silicone.
Che cos’è una cattiva cicatrice e quando intervenire
Alcune cicatrici, nonostante ogni cura, non vengono come si vorrebbe. Vanno distinte tre situazioni. La cicatrice allargata è una linea che non è rimasta sottile ma si è aperta di qualche millimetro; si vede soprattutto dove la tensione è alta, su spalla, schiena e torace. La cicatrice ipertrofica resta entro i confini dell’incisione ma si solleva, arrossa e prude; compare nei primi mesi e nella maggior parte dei casi si attenua col tempo. Il cheloide è un tipo di cicatrice che cresce oltre i confini dell’incisione, invade il tessuto sano circostante e non regredisce da solo; è più frequente nelle pelli scure, sulla parete anteriore del torace, sulla spalla e sul lobo dell’orecchio.
Per cicatrice ipertrofica e cheloide il primo passo sono silicone e compressione. Se non basta, si inietta un corticosteroide nella cicatrice, ogni quattro-sei settimane, per alcune sedute. Se il rossore persiste si può aggiungere un laser vascolare, e un laser frazionato per le irregolarità di superficie. La revisione chirurgica, cioè asportare la cicatrice e richiuderla, si fa solo dopo almeno un anno e solo se si è capito perché la prima volta è guarita male. Una revisione fatta senza eliminare quelle cause riporta la stessa cicatrice.
Quando valutate la vostra cicatrice
- Sono passati almeno dodici mesi dall’intervento? Se no, non giudicate ancora.
- La cicatrice supera i confini dell’incisione? Se sì, va valutata per un possibile cheloide.
- Dopo il terzo mese prude, arrossa e si ispessisce ancora? È il momento del silicone e, se serve, dell’infiltrazione.
- Ha preso sole? Se sì, parte dello scurimento può essere permanente; vanno discusse le opzioni laser.
- Avete seguito con regolarità cerotti, silicone e protezione solare? Se no, prima bisogna completare questi.
Quattro domande sulla cicatrice da fare prima dell’intervento
Il miglior investimento per una cicatrice è una conversazione onesta prima dell’intervento. Chiedete al chirurgo: dove sarà esattamente la cicatrice, può disegnarmela addosso? Quanto sarà lunga? Come apparirà nei primi mesi e che cosa devo aspettarmi dopo un anno? Posso vedere foto delle cicatrici dei suoi pazienti a un anno? Se non ottenete risposte chiare, rinviate la decisione. Un approccio che in pubblicità descrive la cicatrice come “assente” ma in visita non la mostra è la causa principale della delusione successiva.
Fumo, diabete non controllato e alcuni farmaci influenzano direttamente la guarigione e quindi la cicatrice. Ne abbiamo parlato nel dettaglio nel nostro articolo su quali pazienti non ricevono quale intervento, e perché. Per chi è indeciso tra addominoplastica e liposuzione, il nostro confronto tra cicatrici e risultati dei due interventi è una buona guida.
Domande frequenti
La cicatrice di un intervento estetico scompare del tutto?
No. Ogni incisione lascia una cicatrice permanente; ma una cicatrice ben pianificata e curata correttamente diventa, dopo un anno, una linea sottile e pallida che resta sotto i vestiti. L’obiettivo non è eliminarla, ma renderla impercettibile.
Quando sbiadisce una cicatrice chirurgica?
Il rossore di solito comincia a ritirarsi dopo il terzo mese e si riduce nettamente al sesto. La maturazione completa richiede da dodici a diciotto mesi. Giudicare l’aspetto finale prima di allora è fuorviante.
Il gel di silicone funziona davvero?
Sì. Il silicone è il metodo con l’efficacia meglio dimostrata nella cura delle cicatrici. Si inizia a ferita chiusa e si usa due volte al giorno per almeno tre mesi. Non serve una marca costosa: basta un gel semplice a base di silicone.
Esiste un’addominoplastica senza cicatrice?
No. Per asportare la pelle in eccesso l’incisione è indispensabile e la cicatrice è lunga quanto la pelle rimossa. “Senza cicatrice” è un’esagerazione che indica una cicatrice nascosta sotto l’intimo, oppure descrive una procedura che toglie solo grasso.
Perché una cicatrice si scurisce al sole?
Nel tessuto cicatriziale recente le cellule del pigmento lavorano in modo irregolare; il sole le stimola e la cicatrice può restare scura in modo permanente. Per questo si protegge dal sole per tutto il primo anno, con fattore alto o cerotto se resta esposta.
Chi ha cheloidi può sottoporsi a chirurgia estetica?
Sì, ma con una pianificazione più attenta. Le sedi di incisione si scelgono con più cura, silicone e compressione iniziano presto e, se serve, si programma un’infiltrazione di corticosteroide. Questo rischio va discusso in visita.
Una cattiva cicatrice si può correggere?
Sì. Infiltrazione e laser per le cicatrici ipertrofiche, revisione chirurgica per quelle allargate. Occorre che sia passato almeno un anno e che si sia capito perché è guarita male.
Volete una risposta chiara sulla vostra cicatrice?
In visita disegniamo sulla vostra pelle dove sarà esattamente l’incisione e spieghiamo con franchezza che cosa aspettarvi dopo un anno. Se avete una cicatrice che vi dispiace, valutiamo insieme le opzioni.